Viaggio a Karlsruhe e Friburgo.

(ovvero tra Karlsruhe e Friburgo per il Karlsruher Stummfilmtage o Karlsruhe Silent Film Festival)

Saltiamo la parte delle presentazioni perchè penso che ormai mi conoscete, mi limito a dire che solo recentemente mi sono accorto di saper scrivere (a mio modo ovviamente), quindi bando alle ciance e avviamoci direttamente al contenuto. Quì abbiamo un contenuto che può essere sia un diario che sia un punto di vista personale sul festival.

Prefazione (o “Il viaggio di andata”)

Siamo arrivati, dopo un’estenuante viaggio partito verso le 6 del mattino dall’aeroporto di Roma Ciampino (sono riuscito stranamente a rimanere sveglio grazie alla serie TV Better Call Saul che tenevo sulla memoria del cellulare). Il tutto si è svolto secondo i piani accordati mesi prima grazie all’aiuto di mio padre. Ma sorvoliamo il punto.

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Fortunatamente il tutto è andato molto bene, dato che era un viaggio su Ryanair (almeno una volta nella vita capiterà a tutti noi di avere questo incubo dal vivo): tutti i miei vestiti li tenevo addosso, purtroppo per la mia presentazione su Napoleon nel muto c’è un assoluto bisogno del mio PC e una soluzione la dovevo trovare: o lui o me (vi risparmio i dettagli). Ma l’importante era questo: arrivare, “godersi il viaggio” con una costante temperatura corporea di almeno 50 gradi e cercare di rifocillarsi dalla notte praticamente passata in bianco.

Arrivati in Germania la prima cosa che ho notato è stato l’altissimo costo dei Taxi da Baden-Baden alla città (poco prima avevo preso un autobus che non andava dove speravo ed ho fatto un giro a vuoto). Per coloro che andranno al festival l’anno prossimo: vi consiglio l’autobus che va a Baden-Baden e poi, arrivati alla stazione, il treno verso Karlsruhe.

Il posto prescelto dal festival si trova proprio di fronte la stazione centrale e a circa mezz’ora dalla Studenthaus dove si svolgerà il festival. Quì abbiamo l’incontro fra tutti gli amici del gruppo di amanti del festival di Pordenone e di Bologna.

Giorno 1 – Le prime impressioni

Il A&O Karlsruhe Hauptbahnhof è il luogo dove durante l’intero corso del festival pernottavo: il posto non è male e senza ombra di dubbio lo consiglio a coloro che verranno nei prossimi anni per i suoi prezzi non troppo alti, per la vicinanza con la stazione (non sono distanti neanche 30 metri) e la fermata dei tram della città. L’autore consiglia a coloro che ci salgono la prima volta di fare il biglietto non dove si trova l’autista ma negli appositi macchinari (in lingua tedesca) dei biglietti. Inoltre non fate l’errore di salire senza essere sicuri di non averlo timbrato perché le multe (ne so qualcosa) sono abbastanza pesanti per una persona con un budget molto limitato.

Situata nel cuore della bellissima regione del Baden-Württemberg, Karlsruhe è rinomata soprattutto in quanto sede della Corte Suprema Federale e della Corte costituzionale, sebbene vi siano numerosi altri siti di interesse altrettanto meritevoli: attraversando uno schema urbano unico nel suo genere, che ricorda la forma di un ventaglio. La città è a dir poco stupenda stupenda (come lo sono anche i suoi organizzatori) e, subito dopo una lunghissima camminata della città, completa di vista del Karlsruher Schloss, una bellissima struttura fondata nel 1775 da Carlo III Guglielmo di Baden-Durlach durante il Margraviato di Baden-Durlach, edificato dopo la battaglia di Battaglia di Wimpfen (durante la fase boema della Guerra dei trent’anni). Il tutto circondato dall’immenso giardino situato nella zona posteriore della struttura, che ho avuto la gioia di vedere due giorni dopo assieme agli altri.

Le prime proiezioni si sono svolte secondo i piani: cominciamo nel pomeriggio con la proiezione del film Dürfen wir schweigen? (1926), della regia di Richard Oswald, dove troviamo un’ottima interpretazione da parte di Conrad Veidt nel ruolo di un pittore in un film educativo verso la prevenzione della sifilide. inoltre i film sono stati accompagnati da alcuni simpatici film d’animazione tedeschi dedicati al tema della pulizia personale (anche se in maniera veramente ironica). Il tutto molto godibile con il perfetto accompagnamento musicale da parte di Eunice Martins.

tumblr_m5ilm8YhOY1qb8ugro1_1280Per finire la giornata non c’è miglior modo di godersi il capolavoro di Ernst Bubitsch Madame Dubarry (1919), è davvero difficile descrivere l’artisticità presente all’interno dell’indimenticabile dramma che vede per protagonista la stupenda Pola Negri che, anche se poco più di qualche cambio negli eventi storici come leggiamo nella brochure del film (sembra che fra la morte di Luigi XV e la presa della Bastiglia non passa molto sullo schermo), riesce a mettere in scena una delle migliori versioni mute riguardo alla favorita del Re. “…non è roba per me…io continuo a fare commedie”, eppure il dramma prende il sopravvento nella seconda parte del film dove vediamo una riassunta ricostruzione della Rivoluzione Francese. Il film, all’epoca, fu considerato rivoluzionario, nel dinamismo impresso ai movimenti delle masse, nella disposizione delle scenografie [3], nella casualità dei punti di vista delle riprese. In sede critica, tuttavia, ne è stato individuato il debito verso Pastrone, in particolare Cabiria, per quanto concerne la spettacolare gestione delle folle e verso gli adattamenti teatrali di Max Reinhardt per l’illuminazione, le scene, i “movimenti in profondità”. Il tutto accompagnato dall’elegante uso del piano da parte di Stephen Horne. L’autore consiglia fortemente la versione in Blu-Ray della Masters of Cinema, che al suo interno presenta degli intertitoli bilingue: in francese ed in tedesco.madame-dubarry-1

La fine della serata abbiamo avuto una ricchissima cena, offerta dal gentilissimo Josef che ancora ringrazio, in quello che se ho capito bene era il locale più antico di tutta la città di Karlsruhe.

Giorno 2 – “Fra presente e passato”

imageLa giornata è partita con un caloroso ed interessante conversazione riguardante il film di Lubitsch proiettato ieri sera, passando nella seconda parte con la mia presentazione riguardantela messa in scena di Napoleone Bonaparte all’interno del cinema muto (sorpassando la versione conosciuta da tutti di Abel Gance), assieme ad una proiezione sullo schermo di brevi clip di alcuni dei film oggi sopravvissuti. (se volete più avanti la pubblicherò online, ma non prima di averla inclusa nella mia tesi di laurea). Il mio intento finale era quello di mostrare i cambiamenti nel modo della rappresentazione e della messa in scena dell’Imperatore. Se ho ben capito dai vari commenti pare che abbia avuto l’approvazione di tutti. Dopo un pranzo a base di hamburger (e birra, confessiamolo) abbiamo continuato la visione del festival.

imageSodom und Gomorrha (1922) – Un importantissimo (e dimenticato) pezzo di storia del cinema, diretto da uno dei futuri grandi autori della futura Hollywood: l’ungherese Manó Kertész Kaminer, meglio conosciuto col nome di Michael Curtiz. Uno dei suoi pochi film oggi sopravvissuti del periodo europeo, Sodoma e Gomorra è un film con una trama che richiama lo stile di Intolerance (1916) di D. W. Griffith, ma diviso in due parti: una storia ambientata nel “presente” ed una direttamente collegata alla visione biblica. I temi findamentali sono il peccato e la (quasi) redenzione e l’erotismo (ovviamente sottinteso) che porta alla cattiva strada anche il giovane studente, che come mentore sceglie un prete. La trama la potete trovare quì (ma in inglese).

La serata è continuata con la presentazione dei due classici del muto Das Cabinet des Dr. Caligari (1920) nella stupenda e insuperabile copia restaurata dalla Cineteca di Bologna (secondo me il miglior restauro) in occasione del festival della Berlinale tenuto l’anno scorso, anche se con qualche piccolo problema avuto da una proiezione con il DCP digitale. Penso che sia inutile raccontare la trama perchè tutti noi abbiamo visto questo pilastro della storia del cinema espressionista tedesco almeno una volta nella vita. Il Maestro Günter A. Buchwald ci regala una formidabile colonna sonora dal vivo con l’uso contemporaneo di pianoforte e violino. Inoltre il luogo di proiezione è un affascinante cinema, situato nella zona ovest della città, lo Studio 3 della Kinematek di Karlsruhe che, assieme alla sala della Studenthaus offre una proiezione in formato 35mm e 16mm.

tumblr_l4p6alTwiq1qzzxybo1_500Per conlcudere la giornata non poteva mancare la commedia di Buster Keaton The Three Ages (1923), anche questo direttamente ispirato, come il precedente film di Curtiz, da Intolerance di Griffith. La trama di questa imperdibile commedia di Buster Keaton (tecnicamente è il suo primo lungometraggio) è ambientata in tre ere: partendo nella Preistoria si racconta la storia l’amore tra due giovani (Keaton e Margaret Leahy) che è osteggiata dai genitori della ragazza e dalla presenza di un rivale, a cui lei è promessa sposa. La medesima situazione di ripete nell’antica Roma e nel Novecento. Rifiutato, il giovane protagonista si rivolge prima a una maga (nella Preistoria), poi a un astrologo (nell’antica Roma) e poi alla fortuna di una margherita: ubriacatosi, sfida il rivale a un combattimento con la clava, una corsa con le bighe (e dopo essere stato gettato un una fossa dei leoni estrae la spina dalla zampa del leone, come il personaggio Androclone) e, in tempi moderni, a una partita di football americano. Alla fine il suo amore trionfa e sposa la ragazza

. Nel finale, lieto e veramente molto divertente, in tutti e tre casi, Keaton ci mostra tre coppie. La prima, con un nugolo di figli, esce fuori dalla caverna. La seconda da un tempietto romano, con alcuni bambini. La terza coppia si presenta invece con un cane…

Per questa serata l’autore, preso dalla stanchezza del viaggio, decide di andare a letto con le galline (anche perché entrambi i film li conosce a memoria).

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Giorno 3: 100 years ago plus “Italienish Melodram”

La prima parte della mattina abbiamo avuto il secondo incontro del Collegium, con un’analisi da parte di Pierre Stotzky (il compagno di stanza dell’autore) del cinema durante la prima guerra mondiale nella città francese di Metz, che contava tantissimi cinema con una grande scelta di titoli distribuiti all’epoca, con inoltre una folta presenza di articoli che pubblicizzavano le proiezioni dei singoli film. Subito dopo il direttore del festival Josef Jünger ha voluto analizzare il cinema di Karlsruhe nel 1915.

2279300272_019ebc3effSubito dopo abbiamo avuto la proiezione del film Die Nordlandrose (1914), una produzione Messter Film con protagonista la diva tedesca dell’epoca Henny Porten, diretta dal suo primo marito Curt A. Stark (che morirà due anni dopo in Romania sul fronte sassone della Transylvania). La trama è quella di un triangolo amoroso situato sulla fotografica Isola di Helgoland (all’interno dell’arcipelago nord-ovest della Germania), dove la protagonista del film è innamorata di Felix il pescatore, ma il capitano Rolf (con un foltissimo pizzetto che ricorda vagamente quella di Ford Sterling) tenta di tutto per farla sua moglie. Il film diventa sempre più teso, culminando con un climax melodrammatico che porterà i protagonisti ad essere scaraventati sulle rocce in un tentativo di vendetta da parte del capitano. Un fatto divertente era che la copia, proveniente da un ottimo realizzato dall’EYE Film Institute (con tanto di logo sulla parte superiore), era con intertitoli in olandese e sottotitoli in tedesco (chi non può immaginare la satirica battuta del film Il Secondo Tragico Fantozzi) che all’inizio ero l’unico in sala che non riusciva a comprenderli, ma per colpa di un piccolo problema tecnico anche gli intertitoli in tedesco sparirono e lasciarono quasi tutti gli spettatori nel panico linguistico quasi totale (l’unica che ricordo riusciva a comprendere qualcosa era Kristina Lutscher). Fortunatamente un riassunto della trama era scritta all’interno del catalogo del festival.

CFVM03392Continuando il programma del festival andiamo verso una grande selezione di film italiani che vedono presenti titoli fondamentali come Sangue Blu (1913), in una stupenda copia restaurata di recente dalla Cineteca di Bologna (anche se la proiezione era dal DVD) interpretato da Francesca Bertini in una storia che vede un divorzio con in mezzo l’amore della figlia della protagonista che non sembra avere un buon occhio per quanto riguarda i compagni di vita, Ma l’amor mio non muore (1913), primo film con Lyda Borelli dove fra tradimenti, piani sequenza (quasi interminabili) e avvelenamenti (dal punto di vista dell’autore apparentemente esilaranti) assistiamo ad una pellicola che inaugura l’epoca d’oro del diva-film, sola stagione (prima del neorealismo) in cui il cinema italiano abbia saputo imporre una poetica e uno stile sui mercati internazionali. Stupende sono le inquadrature del teatro, che ricordano il flim di Visconti Senso, e anche l’uso del fuori campo e l’uso dello specchio.

Durante la sera abbiamo il programma principale del festival: la proiezione di un programma del 1915 che vede protagonista la proiezione di una commedia con intento educativo, Der Stolz der Firma (1914), appunto la storia “dell’orgoglio della ditta”, come si evince dalla traduzione del titolo, ovvero una comica imperniata sulle buffe disavventure di un piccolo e avido commesso ebreo diretta da un giovanissimo Ernst Lubitsch e un dramma con protagonista Asta Nielsen, Der fremde Vogel (1911), diretto da Urban Gad.

die_tochter_der_landstrasseNon dobbiamo dimenticare che Asta Nielsen era non solo una delle prime dive europee del cinema muto europeo e una delle attrici più popolari del cinema muto tedesco anni ’10, ma anche una delle attrici più talentuose dal punto di vista recitativo: il suo repertorio spaziava dalle tragedie ai melodrammi, ai film polizieschi e di spionaggio, alle commedie (Vi consiglio una bellissima edizione DVD, che raccoglie un riassunto delle sue capacità interpretative, dal titolo Four films with Asta Nielsen).

Il film con Asta Nielsen racconta di Miss May, una giovane inglese che viaggia lungo la Sprea accompagnata dal padre, sir Arthur, da un amico, Herbert Bruce e dalla signorina Hobbs. In realtà, la vacanza dovrebbe concludersi con l’impegno per May di sposare Herbert, secondo la volontà di suo padre. Ma la giovane donna si innamora, invece, di un barcaiolo del posto, Max. Il loro amore viene osteggiato non solo da sir Arthur, ma anche dalla madre di Max e da Grete, la ragazza destinata a diventare sua moglie. I due innamorati scappano e fuggono lungo il fiume. Max lascia sola May che scivola, cade in acqua e annega. Il suo corpo, circondato da ninfee, galleggia nell’acqua della Sprea.

ProtéaIl finale della giornata è indescrivibilmente bello: con protagonista la conturbante storia, con protagonista l’indimenticabile Josette Andriot con Protéa (1913), nel ruolo di un detective dai mille travestimenti, tanto che è possibile considerare la serie, composta dagli originali cinque episodi, quasi una specie di spin-off a livello femminile delle indimenticabili avventure di Fantomas, ma con la regia di Victorin-Hippolyte Jasset, uno dei più grandi registi all’epoca di serial francesi, tanto da contare un livello simile a quello del contemporaneo Feuillade, anche se non durerà molto perchè morirà nello stesso anno a seguito di un’operazione subito dopo aver diretto il primo episodio di questo film. La seconda e la terza puntata la girò Joseph Faivre, mentre gli ultimi due film della serie furono firmati rispettivamente da Gérard Bourgeois (co-sceneggiatore di questo film) e Jean-Joseph Renaud. Purtroppo il film risulta incompleto, anche se il restauro in 2K da parte della Cinémathèque française è riuscito in parte a restituire la bellezza originale della fotografia di Lucien Andriot (nel suo periodo francese prima di intraprendere la carriera hollywoodiana). Per cercare di riassumere il film è la messa in scena di una Mata Hari che oltre a saper ballare ha imparato a domare le belve feroci e a lanciarsi nel vuoto al volante di un’auto, una Martha Richard che oltre a saper pilotare un aereo ha imparato persino a saltare da un ponte in fiamme a bordo di una bicicletta (senza parlare degli antagonisti che dopo averlo incendiato con la benzina ci passano sotto senza motivo proprio nello stesso momento in cui esso crolla addosso a loro). Infine il cambio di abiti non è un prdine ma una caratteristica base della protagonista e del suo assistente “L’Anguille”, interpretato da Lucien Bataille, più conosciuto col nome di Zigoto. Un’ultima interessante caratteristica del film è il continuo cambio di abiti (e di makeup) da parte dei due protagonisti: non voglio esagerare ma nei suoi 50′ di materiale sopravvissuto ne ho contati almeno uno in ogni scena.

Ma basta parlare di Protea ed andiamo a letto. Buonanotte.

Giorno 4: Guerre, rivoluzioni e traumi

Un altro incontro del Collegium, questa volta sul cinema francese durante la prima guerra mondiale, ed una presentazione sulla rappresentazione della danza “in the early cinema”, passando dai Lumiére a titoli più recenti come Dances if the Ages (1913). Continuiamo la giornata con la proiezione dei film.

Pour la Paix du Monde (1927), dove ci troviamo davanti ad una dura critica verso la Prima Guerra Mondiale, avvenuta quasi 10 anni prima, dove attraverso inediti stock footage, riprese nella No-Man’s Land e la visione spaventosa dei gueules cassées, ovvero i veterani che portano sui loro visi i danni incancellabili della mostruosità della guerra. Il tutto è ovviamente una visione controcorrente della commemorazione e ricordo di essa, dove abbiamo una visione della distruzione di intere città e villaggi situato a pochi chilometri dall’inferno: niente si salva, compresa la cultura e l’architettura dei luoghi e i soldati (con ancora addosso l’uniforme) cercano in tutti i modi possibili di cancellare e ricostruire tutto. Eunice Martins ancora ci soprende, prendendo a volte (ma non sempre) il rumore delle bombe che compaiono sullo schermo.

Subito dopo è seguito uno spuntino presso il bar per studenti Oxford, un posto carino e con un bagno indimenticabile (Brent Reid e Nicholas Baer ne sanno qualcosa). Sfortunatamente lì persi la mia sciarpa e subito dopo scoprìì che qualcuno l’aveva reclamata come sua: fuori era parecchio freddo e il proprietario del locale, imbarazzato dalla situazione, decise di darmene un’altra di colore grigio (quella mia, anche se più calda, era nera). Ovviamente la colpa era mia perché per la fretta di vedere il prossimo film, sicuramente non ci feci caso per la fretta: mancavano soli cinque minuti all’inizio della proiezione.

Die Weber 01

Die Weber (1927): una vera e propria riscoperta del cinema muto tedesco anni ’20, dove veniamo a conoscenza della rivoluzione fallita da parte dei tessitori di Slesia (in Boemia) avvenuta nel 1844 da parte di uno dei più grandi registi tedeschi del momento, Frederic Zelnik. La musica (anche se è un stummfilme) è essenziale per la comprensione della trama, che riprende dalla canzone che vediamo continuamente sullo schermo e anche dal vivo grazie al carissimo Günter A. Buchwald che la canta mente suona il pianoforte all’interno dell’aula della Kinematek (grazie ad un piano digitale che per qualche secondo si trasforma anche in organo). Il film, che vanta un cast di attori della taglia di Paul Wegener,Theodor Loos, Wilhelm Dieterle e Arthur Kraußneck, è davvero un’opera con un alto potenziale che non a caso è chiamato “La Corazzata Potemkin tedesca”. Per maggiori informazioni vi raccomando di leggere questo link.

“Im düstern Auge keine Träne
Sie sitzen am Webstuhl und fletschen
die Zähne:
Deutschland, wir weben dein Leichentuch,
Wir weben hinein den dreifachen Fluch –
Wir weben, wir weben!”

“Ein Fluch dem Gotte, zu dem wir
gebeten
In Winterskälte und Hungersnöten;
Wir haben vergebens gehofft und geharrt,
Er hat uns geäfft, gefoppt und genarrt –
Wir weben, wir weben!”

von-morgensIl resto della giornata di sivide in due proiezioni contemporanee: Von morgens bis mitternachts (1920) (Tit. Ita: Dal mattino a Mezzanotte), una pellicola imperdibile per gli amanti del Caligari, raccontando il dramma Kammerspiele di Georg Kaiser. Un film altamente espressionista in tutto: la scenografia distorta e stilizzata firmata da Robert Neppach, i costumi e il trucco letteralmente dipinti di bianco, ecc… Tecnicamente può essere chiamato un Road Movie perchè segue le peripezie di questo commesso di banca che dopo aver rubato una grossa somma di denaro, dopo averlo sperperato in vari modi fra cui delle corse ciclistiche, cerca in tutti i modi di togliersi i dolori della guerra (egli vede continuamente il volto della morte sulle donne) e la rivolta dell’individuo contro il mondo della grande metropoli, arrivando al finale ambientato all’interno dell’Esercito della Salvezza. Una buona e legata musica jazz moderna, di cui abbiamo assistito alla prima mondiale, accompagna perfettamente il film, con sorprendenti risultati anche narrativi. Il secondo film è l’ultima pellicola firmata da Friedrich Wilhelm Murnau Tabù (1931) ed infine il finale di serata con il film La Donna Nuda (1914) con una grande interpretazione da parte di Lyda Borelli, sotto la regia di Carmine Gallone. Il tutto con una musica molto sottotono di Gaël Mevel.

Giorno 5: “The end of all”

Siamo arrivati all’ultimo giorno del festival e l’attesa presentazione da parte di Kristina Lutscher sul cortometraggio animato di Windsor McCay The Sinking of Lusitania (1918) e, dopo un’altro pranzo presso il bar per studenti Oxford a base questa volta di carne e patatine. A coronare il tutto vorrei mostrarvi una foto proveniente dalla toilette (periamo che anche questa cosa non sarà censurata)

Concludiamo la rassegna dei film del festival con due stupende proiezioni:

Heimkehr (1928) di Joe May, un vero e proprio capolavoro del cinema pre-sonoro. Putroppo più che il film (che consiglio calorosamente a tutti di vedere) vorrei descrivere la scadente colonna sonora dal vivo da parte di Gaël Mevel che sfortunatamente non rende giustizia alla proiezione, dato che raramente si concedeva il lusso di seguire ciò che veniva mostrato sullo schermo, limitandosi a temi troppo semplici, banali e ripetitivi . Un tema della durata di 7 secondi ripetuto per almeno un centinaio di volte, e stavolta sono serio. Fra me e Brent Reid c’era praticamente una sfida verso la miglior critica verso la musica, arrivando a stipulare la frase “these five fucking notes!”. Non so se esiste la censura su WordPress ma volevo tanto condividerla a tutti. Un film che vorrei tanto rivedere, ma ovviamente accompagnato da una musica che almeno ha presente al suo interno un tema ricorrente.

Germ239Arriviamo all’ultimo film del festival: Germinal (1913), l’unico film che non sembra cadere sotto il peso della sua lunghezza di ben 150 minuti (siamo ancora in un’epoca dove il lungometraggio compieva i suoi primi passi e lo standard della lunghezza di un film è di uno o due rulli), grazie ad un’eccellente regia da parte di Albert Cappellani con un brillante senso di composizione dell’immagine. Sono venuto a sapere da parte di Kristina Lutscher che le scene dei lavoratori all’opera sono state girate in una vera miniera di carbone (mi chiedo come è stato possibile illuminare queste scene sotto terra). Inutile dire che la trama si svolge nella zona mineraria del nord della Francia e descrive la dura vita di Étienne Lantier e dei minatori della seconda rivoluzione industriale, oltre che l’organizzazione politica e sindacale della classe operaia. Un film asolutamente imperdibile e da inserire nei grandi classici del cinema francese anni ’10.

Un solo consiglio tecnico ai membri del festival: mettete nella prossima edizione i sottotitoli in inglese a tutti i film: devo infatti ringraziare per la traduzione degli intertitoli dal vivo a Stefanie Tieste, Nicholas Baer e Andreas Benz. Ma a parte questo piccolo difetto tecnico vi faccio le mie congratulazioni!


Ultimi giorni: Viaggio a Friburgo

Purtroppo il mio ritorno è previsto il giorno 25 di marzo e l’aereo ha la partenza fissata verso le 6 del mattino (ancora una volta). Sono andato a Friburgo, dove sia ho visitato la città e inoltre ho avuto anche la fortuna di essere ospitato nella casa di Günter A. Buchwald, dove ho conosciuto sua moglie e le sue figlie, mentre prendevo l’ultima tazza del caffè proveniente dallo Sri Lanka (era davvero buono). DSC_0449Nell’originale lista delle cose da fare in Germania, avevo cercato di includere la seconda proiezione dal vivo del capolavoro di Friedrich Wilhelm Murnau Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (1922) con la sua composizione per orchestra, ma sfortunatamente non ebbi il tempo per prepararmi per andare lì alla proiezione. Guenter mi ha fatto entrare nel suo studio e grazie alla sua compagnia ho potuto rivedere in testa (il film lo conosco a memoria) la pellicola con la registrazione della musica in sala, con davanti la partitura musicale completa di piccoli fotogrammi del film. Per il resto della giornata sono stato in giro per Friburgo dove ho visto alcuni piccoli canali che scorrono per le strade della città e la Cattedrale di Friburgo in Brisgovia con la sua unica ma imponente guglia (che sfortunatamente non ho potuto ammirarla appieno perchè è in corso di restauro).

L’andata e il ritorno in treno sono state piacevoli e con un cambio in entrambi i viaggi presso Offenburg, dove per passare il tempo ho visto sul mio Samsung un paio di episodi di Better Call Saul (anche se a ripensarci era meglio che mi vedevo House of Cards). La stanza era pagata per i membri del collegium fino al giorno 23 e sono stato assegnato (per cercare di risparmiare un pò) in una stanza condivisa con 5 persone delle quali 2 russavano in maniera impeccabile ed uno aveva sia un catarro che andava fino al midollo (senza parlare del fatto che si sente tutto quello che succede nella toilette della stanza). Per adesso è tutto: domani ho l’aereo e spero che questa prima pubblicazione sia abbastanza meritevole da essere letta.DSC_0422

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Autore: silentvalerio

Amo il cinema muto

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