24 e 25 Marzo 2015: il ritorno, la lunga ed interminabile notte e il difficile viaggio a Bologna.

(In questo articolo vi racconto quello che è accaduto dopo la pubblicazione degli eventi raccolti nella pagina precedente, fra il 24 e il 25 marzo 2015)

Sono circa le ore 11 e, dopo aver pubblicato online l’articolo precedente (è il mio primo articolo WordPress) dove ho anche descritto la nottata passata nella camera condivisa, ho passato l’intera giornata prima in giro per Karlsruhe, su per Kaiserstraße, dove sono anche entrato a dare un’occhiata ad un bel po di negozi di elettronica. Ero molto curioso di vedere come sono le edizioni DVD e Blu-ray tedesche, dove ho anche notato dei film italiani che ancora non esistono nel mercato italiano (intendo in edizioni di qualità decente). Anche i prezzi degli External Hard Drivers fa 2Tb erano veramente convenienti: neanche 70 euro. Peccato solo che non avevo lo spazio per poterli prendere (ricordo a tutti che è un volo RyanAir). Magari vedrò su Amazon se ci saranno delle offerte simili.

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Subito dopo erano già le 2.45 e non avevo neanche fatto colazione: non vedevo uno Starbucks dai tempi passati a Londra più di un anno fa (ammetto che mi pace tantissimo). Vi dico che da ora in poi le situazioni kafkiake prenderanno piede. Ho avuto un grande fraintendimento con il commesso e la sua collega al bancone delle ordinazioni, dato che non comprendevano una parola di inglese e non ho capito che cosa mi hanno risposto: mi sono alla fine ritrovato a prendere un Frappuccino al caramello e un grandissimo Cappuccino dalle dimensioni di una Coca Cola gigante al McDonalds (non riesco a concepire come mai questa enorme di quantità di caffeina sia lo standard). Comunque all’inizio ero dubbioso all’idea di berli entrambi ma, ricordando che purtroppo dovevo passare la notte in bianco perché il volo era verso le  del mattino, decisi malvolentieri di berle entrambe nello stesso stile di George R.R.Martin: “Slooowly”! Beh almeno c’era il primo Wifi-Free che non era quello dell’A&O Karlsruhe Hauptbahnhof.

20150324_160800Più tardi mi sono ricordato che esiste in città una sala IMAX. Questa volta non volevo farmi sfuggire l’occasione di veder un film proiettato in quel formato: persi l’occasione durante la mia breve permanenza presso l’IMAX del BFI a Londra, quando andai per la proiezione di Napoleon di Gance, nella versione restaurata di Kevin Brownlow. Il film in programmazione era quel giorno Kingsman con Colin Firth.

Ho mollato a metà film: non ne potevo più di sentire Samuel L. Jackson in tedesco con la parlata alla gatto Silvestro, citando una frase sentita da Cesare Cioni qualche settimana prima.

Dopo aver passato mezz’ora a cercare un posto dove poter stampare il mio Boarding Pass (l’internet caffè proprio oggi aveva la sua unica stampante rotta), sono andato alla stazione di Baden-Baden per prendere il collegamento con l’aeroporto.

Come ho scritto all’inizio del precedente articolo bisogna prendere dalla stazione il treno per Baden Baden e da lì prendere l’autobus n°205 per la stazione.

2 ore di viaggio dopo…

Gli autobus tedeschi c’è l’hanno con me: li ho presi 2 volte e tutte e due le volte va nella direzione opposta! Però il ritorno ne è valsa la pena, con l’entrata di una donna che era ricoperta sulla fronte, le guance e il petto di rossetto con sopra disegnati dei cuoricini.
Ce la farò a resistere tutta la notte nell’attesa del volo?? Nel caso altro consiglio: se l’autista parla in inglese, CHIEDETEGLI SE VI PORTA ALL’AEROPORTO!

Buone notizie: ritornati alla stazione ferroviaria di Baden-Baden, l’interno con il ristorante era stato chiuso da neanche un’ora, fuori non c’era altro che una costante temperatura di -2° e l’unico posto a sedere era una panchina ovviamente gelata. Dopo un’ora di attesa, nella più totale solitudine (non troppo distante dall’atmosfera di una cella di isolamento), finalmente era il vero e proprio autobus n°205. Sono finite le disavventure? Ancora no.

Arriviamo verso le ore 11.00 all’Aeroporto di Baden-Baden, dove intanto ho conosciuto un’italiana che si chiamava Lucia, che stava tornando dal suo Erasmus passato in Germania (mi sfugge la città precisa), con un paio di valigie belle grosse e che sembravano pesare 25 chili ciascuna.20150325_004017

Le disavventure non finiscono quì. Questo è quello che ho scritto subito dopo sul mio Facebook:

“Vi racconto una situazione davvero paradossale: io ho l’aereo che parte verso le 6 del mattino dall’aereoporto di Karlsruhe e quindi, dato che l’ultimo autobus dalla stazione di Baden-Baden per arrivare all’aeroporto parte alle 11.40 e il primo della mattina è verso le 5.30, ho deciso di passare la notte all’interno dell’aeroporto di Karlsruhe. Ecco il paradosso: appena arrivato all’entrata mi accompagnano all’uscita di esso, dicendo che sta chiudendo. Il tutto fregandosene che fuori fa un freddo poco e che dobbiamo attendere almeno qualcosa come 5 ore (poi abbiamo letto su una TV che l’apertura del check point è verso le 3.30 del mattino. Adesso la situazione è questa: sono nell’anticamera di una delle entrate in compagnia di una ragazza di Orvieto (anche lei sale sul mio stesso volo) e due ragazzi messicani. Sono adesso le 1.10 di notte, tutto è spento e silenzioso e nel cercare di far passare il tempo sono arrivato a fare le seguenti cose:
– accendere uno ad uno tutti i fiammiferi di una scatola che avevo da giorni
– vedere l’ultima puntata che avevo di Better Call Saul
– fare aerei di carta con la pubblicità dell’airport shuttle
– bestemmiare senza l’ombra di un’anima per chilometri fuori dall’entrata
– rileggere in tutte le 5 lingue la parola “Willkommen” scritta sulla parete
– mangiare qualche brownies e qualche panino offerto gentilmente dalla ragazza che ne aveva tanti in valigia.”20150325_002632

Dovevo veramente essere esausto verso le 11.40, ma non era neanche la metà del tempo: l’attesa è terminata solo verso le 4.27 (ricordo precisamente il minuto) quando finalmente hanno aperto l’interno dell’aeroporto. Durante quella lunghissima attesa ammetto di essermi anche addormentato sia sulla panchina che sulla spalla di Lucia. Entrati nell’aeroporto veniamo a sapere l’apertura del gate: alle ore 7.00.

È inutile dire che abbiamo aspettato quelle due ore e mezza ancora svegli e rincoglioniti dalla nottata (Io la chiamo “modalità zombie”) abbiamo passato il tempo a pesare le valigie, dato che era un volo Ryan Air. Dopo essermi messo (ancora una volta) addosso tutte le felpe che avevo portato all’andata, gioii quando lessi sul contatore della bilancia “9.98”: ammetto di non essere un grande fan di James Bond ma era esattamente come rivedere l’inquadratura del film Goldfinger (1965) quando sul display del conto alla rovescia appare “0.07” (se vi ho fatto spoiler, cercate di perdonarmi).

20150325_062737Non è finita quì (ancora una volta): la valigia di Lucia risultava di un paio di chili troppo pesante e dopo una mezz’ora di lavoro, avendo tentato ogni singolo trucco da noi conosciuto per eliminare la roba inutile, siamo addirittura arrivati a saltare sopra la valigia nel tentare di far passare la zip per chiuderla.

Il finale (in Germania) è con il solito passaggio sotto lo scanner di miei bagagli e vestiti, con l’ennesima figura di merda di essermi dimenticato di avere nella tasca davanti della valigia lo shampoo e qualcos’altro. Infine dopo un’oretta l’attesa era finita e l’entrata in aereo era pronta. Il sospiro di sollievo ci vuole.

Siamo verso metà del viaggio sull’aereo:

C’è una lieve turbolenza in volo: a differenza degli altri io la vivo come un momento di riflessione e anche di divertimento, arrivando lentamente ad uno stato di felicità che arriva al suo karma assieme alla musica “Le Jours Tristes” (all’interno della colonna sonora di Amelie Poulan di Yann Tiersen). Quì e la, destra e sinistra, una scossina di lato e tutto sembra fermarsi, non siamo più in aereo: entriamo nel regno delle campane sospese del finale di Le Onde del Destino (Von Trier). È un pò la stessa sensazione che provo quando sono nel mezzo di una proiezione al cinema e imito Amelie guardando gli spettatori che sono concentrati nel film. Il tutto placido e allo stesso tempo elettrizzante: le teste degli altri passeggeri che sembrano essere governate da una sola forza, quella della semplice e immediata felicità. Provate anche voi.

“Non è tutto oro quel che luccica”, citando I racconti di Canterbury: anche l’Italia è capace di darti la personalizzata sua dose di benvenuto. Vi descrivo il tempo, questa volta con Forrent Gump: “pioggia grossa grossa che ti ammacca” , è una fortuna che i due programmi che avevo del festival erano nella sacchetta predisposta per la borraccia. Via allego la foto di come sono arrivate a casa.

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Dopo aver aiutato a Lucia a riprendere i due bagagli (avevo paura che la lampo della chiusura non avesse retto il viaggio) ci siamo diretti verso la stazione degli autobus: la marea di gente era impressionante. Aspettiamo l’arrivo dei pullman che sono diretti verso Termini. Aspettiamo…. aspettiamo… arrivano dopo 25 minuti di ritardo. Cerchiamo di arrivare all’entrata e dopo un pò che cosa scopro? Che solo quelli col biglietto prenotato potevano salire! In neanche due minuti ho dovuto salutare Lucia (lei aveva la prenotazione) e mi sono dovuto dirigere verso l’autobus che andava verso la stazione ferroviaria di Fiumicino.

Da lì ho preso il regionale (in ritardo anche esso) diretto verso Termini. Fortunatamente il viaggio per arrivare (finalmente) a Bologna era accettabile: tutto quello che mi era rimasto. Aumenta la pressione il fatto che non avevo niente da mangiare e la fame era in corso da ore.

Finalmente siamo arrivati a Bologna: pioggia ancora più scrosciante per tutta la città e mezzi strapieni. Ero praticamente sveglio dalle 7 del mattino del giorno prima. Non vi descrivo quanto dovevo essere stremato dal viaggio: ero capace di addormentarmi anche sulla colonna dell’autobus precedente.

Se per caso avete visto un tipo che girava per Piazza Verdi estremamente bagnato dalla testa ai piedi, un mono-spalla non idrorepellente e una valigia trascinata dietro: signori, quello ero io.

Valerio Greco

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